Obsolescenza programmata: arriva in Italia una proposta di legge!

Presentata una proposta di legge per contrastare l’obsolescenza programmata degli elettrodomestici.

obsolescenza programmataDa alcuni mesi si è tornato a parlare di obsolescenza programmata, ovvero la pratica che permette alle industrie di decidere la longevità di ogni prodotto, in modo da indurre i consumatori ad un nuovo acquisto e stimolare il mercato.

Questa pratica proposta come legge agli inizi del ‘900 da Bernard London aveva all’epoca lo scopo di far uscire gli Stati Uniti dalla crisi, ma fino ad oggi ha tolto milioni ai consumatori, consentendo alle aziende di creare prodotti che non durano nel tempo.

Secondo molti studiosi ed economisti ancora oggi diverse aziende utilizzano questa pratica per indurre i consumatori a comprare le ultime versioni dei prodotti.

Anche Apple è stata oggetto di critiche negli ultimi giorni, perchè sembrerebbe che l’ultimo aggiornamento iOS 7 per l’iPhone 4s abbia peggiorato alcune features, rallentato lo smartphone e ridotto la durata della batteria, tutto questo in concomitanza dell’uscita degli iPhone 5 e 5s.

In Italia non esista ancora un quadro normativo per definire la materia, motivo per il quale Luigi Lacquaniti, deputato di Sinistra Ecologia Libertà e Simone Zuin, ideatore del sito Decrescita Felice Social Network, lo scorso 28 ottobre presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati hanno ufficialmente presentato una proposta di legge in merito, con i seguenti obiettivi:

  • tutelare il consumatore;
  • permettere una leale concorrenza sul mercato;
  • attivare la creazione di nuovi posti di lavoro legati alla manutenzione degli elettrodomestici.

Luigi Lacquaniti ha dichiarato: “Ci risulta che in Europa esista un’unica legge sull’obsolescenza programmata entrata in vigore in Belgio. La pubblicistica in materia è ancora scarsa e le uniche pubblicazioni arrivano da Oltreoceano: negli Stati Uniti sono state condotte delle indagini che hanno messo in luce degli “accordi di cartello” che andavano ad influire sul mercato imponendo una sorta di “scadenza” ad alcuni prodotti. Riteniamo che vi possano essere stati accordi di questo tipo anche tra le multinazionali che producono elettrodomestici. In questo campo vuole intervenire la proposta di legge che abbiamo depositato. Non è accettabile – continua Lacquaniti – che si producano elettrodomestici con difetti di origine, tali per cui, dopo un certo numero di anni o una volta che è scaduta la garanzia, il bene si rompa e non possa essere più riparato, costringendo il consumatore ad acquistare un nuovo prodotto“.

I consumatori oggi si chiedono: “Ho acquistato vent’anni fa un televisore e mi è durato tanto tempo. Lo acquisto oggi e dura molto meno. Come mai?

Sembrerebbe quasi che le maggiori potenzialità e la maggiore sofisticatezza garantita oggi dai diversi marchi, invece di migliorare il prodotto, ne ottimizzino solo le performance, ma al contempo lo rendano più fragile e poco durevole.

“Con questa proposta di legge – spiega Lacquaniti – intendiamo  identificare penalmente e vietare la pratica dell’obsolescenza programmata. Sono previste delle sanzioni che vanno da 1.000 a 500.000 euro a seconda del produttore.”

La proposta di legge prevede che il Ministero dello Sviluppo Economico si assuma l’onere di esaminare la durata media dei prodotti attraverso organi di controllo, enti terzi o organi di certificazioni e che, con l’entrata in vigore della legge, faccia partire un’indagine sui beni di consumo per verificare che vengano rispettati i criteri di corretta progettazione, produzione e commercializzazione dei beni.

Lacquaniti afferma che questo provvedimento dovrebbe servire non solo a tutelare il consumatore, ma anche a generare occupazione giovanile, con l’introduzione di figure formate e specializzate nella riparazione dei beni, e il prolungamento della garanzia che oggi è di solo due anni, da 2 a 5 anni e fino a 10 anni per i beni classificati come “a lunga aspettativa di vita” come lavatrici, forni, automobili, etc.

Inoltre, l’azienda produttrice avrebbe l’obbligo di fornitura per garantire la possibilità di manutenzione dell’oggetto e dovrebbe assicurare la disponibilità delle parti di ricambio fino a cinque anni dopo l’immissione del prodotto in commercio e i produttori dovrebbero essere tenuti a riparare il bene in caso di guasto.

Le aziende che non rispetterebbero tali regole andrebbero, quindi, incontro ad importanti sanzioni dai 1.000 ai 500mila euro.

Per ora quella per contrastare l’obsolescenza programmata resta ancora solo una proposta e passeranno alcuni mesi finchè possa iniziare il suo iter, che non sarà sicuramente semplice, conoscendo le tempistiche della legge italiana. Ma se dovesse passare sicuramente porterebbe ad un profondo cambiamento e rappresenterebbe un grande passo in avanti non solo nella tutela dei diritti dei consumatori, ma anche verso la sostenibilità ambientale, date le enormi quantità di rifiuti elettrici che oggi vengono smaltite con una frequenza sempre maggiore e che invece tornerebbero a nuova vita.

In Francia ci hanno già provato a contrastare l’obsolescenza programmata, ma purtroppo con esiti a dir poco disastrosi, speriamo che l’Italia dia il buon esempio e che questa legge diventi realtà e non sia essa stessa oggetto dell’obsolescenza programmata… 😉

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